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”L’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano” riconosciuta come patrimonio culturale dell’Umanità.

Se un ente accreditato come l”UNESCO, fortemente sospinto da ben due milioni di firme raccolte in ogni angolo del Pianeta, a sostegno di un’attività artigianale trasmessa per secoli, da padre in figlio, per generazioni dopo generazioni, riconosce quell’attività Patrimonio Culturale dell’Umanità, allora possiamo ben dire di poterci vantarci di essere l’unico popolo al Mondo che ha raggiunto la perfezione a tavola curando la semplicità delle cose.

Nel 2017 il 12° Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, riunito in sessione sull’isola di Jeju, ha valutato positivamente la candidatura italiana, sancendo l’ambito riconoscimento.

Ed è così che “L’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano” diventa l’ottavo riconoscimento italiano nella lista del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO ed è la terza iscrizione nazionale nell’ambito della tradizione enogastronomia, dopo la “Dieta Mediterranea”, bene transnazionale iscritto nel 2013 e “La vite ad alberello di Pantelleria” iscritta nel 2014.

Gran bella cosa ricevere riconoscimenti per il cibo. Ancora di più se nel caso della pizza, si possono leggere nelle motivazioni che il riconoscimento va oltre alla pizza stessa, ma comprendono altri aspetti della tradizione napoletana come “gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale e capacità di maneggiare l’impasto della pizza”. Nella motivazione si continua a leggere che “I pizzaioli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da palcoscenico durante il processo di produzione della pizza“.

Ma si sa Napoli è un mondo a sè, ricco e cosmopolita. I suoi cittadini non sono solo i napoletani, ma chiunque abbia voluto condividere in tutto e per tutto la casa comune.

Perché è casa ovunque tu possa mangiare una pizza calda in compagnia.

Statt’ bbuono!